Quattro artisti sono stati selezionati per partecipare al programma di residenze di ‘Art of Remembrance’. Ospitato in uno dei quattro luoghi europei della memoria della Seconda guerra mondiale, ciascun artista realizzerà una nuova opera ispirata alla storia, cultura e comunità locali. Le residenze si svolgono tra la primavera del 2025 e l’inizio del 2026 e culmineranno in una mostra itinerante. Scopri di più su ciascun artista.
Sede della residenza: Fondazione Nuto Revelli, Paraloup, Italia
Rebekka Bauer è una visual artist tedesca la cui pratica comprende fotografie, installazioni, testi, performance e pubblicazioni d’artista. Vive e lavora a Lipsia, dove è membro attivo del collettivo curatoriale ‘Kunstverein Leipzig’. La sua ricerca nasce dall’esplorazione della cultura della memoria, con una particolare attenzione alla storia personale e intergenerazionale. Lavorando spesso con materiali d’archivio, oggetti ritrovati e riferimenti autobiografici, Bauer indaga il modo in cui le esperienze intime si intrecciano con grandi avvenimenti storici, in particolare con l’eredità della Seconda guerra mondiale.
Bauer ha studiato scenografia e belle arti a Salisburgo, Vienna e Lipsia, e le sue opere sono state presentate in numerose mostre e festival in Germania, Austria e in altri paesi europei. Ha inoltre pubblicato diversi libri d’artista e contributi in pubblicazioni collettive. I suoi progetti esplorano spesso la dimensione affettiva della memoria familiare, con particolare attenzione al genere, alla cura e alla sfera domestica, traducendo narrazioni emotive complesse in forme tattili e spaziali.
Il giudizio della giuria
La proposta di Rebekka Bauer offre uno sguardo intimo e originale sulla memoria e sulla storia della Seconda guerra mondiale, concentrandosi su prospettive poco rappresentate, in particolare quelle delle donne, delle strutture familiari e del lavoro emotivo. Il suo lavoro va oltre le forme tradizionali di commemorazione per relazionarsi alla cultura della memoria stessa, spostando l’attenzione dalle narrazioni eroiche alle microstorie capaci di risuonare tra le generazioni.
La giuria ha apprezzato in particolare la profondità transgenerazionale del suo approccio, il linguaggio materico attentamente costruito delle sue installazioni e dei suoi libri, e la capacità di intrecciare storie private con questioni culturali più ampie. La sua grande sensibilità, soprattutto nel confronto con archivi complessi e narrazioni emotive, la rende particolarmente adatta a lavorare con le comunità locali.
Il progetto proposto per Paraloup unisce capacità critica e sensibilità poetica, qualità pienamente in sintonia con lo spirito di ‘Art of Remembrance’.
Sede della residenza: Bastogne War Museum, Belgio
Raphaël Dallaporta è un artista e fotografo francese noto per un approccio all’arte visiva contemporanea concettualmente rigoroso e fortemente basato sulla ricerca. Il suo lavoro incrocia spesso discipline come archeologia, storia, diritto e scienza ed è plasmato dalla collaborazione con esperti di questi ambiti. Attraverso fotografia, film e installazioni, Dallaporta esplora i sistemi e le strutture, visibili e invisibili, che definiscono il nostro rapporto con la conoscenza, la memoria e lo spazio.
Ha studiato alla Gobelins School of Image di Parigi e successivamente a Fabrica in Italia, ed è stato residente a Villa Medici (Académie de France à Rome). Le opere di Dallaporta sono state esposte in importanti istituzioni, tra cui il Centre Pompidou, Foam Amsterdam, il Musée de l’Élysée di Losanna e la Bibliothèque nationale de France. I suoi progetti spaziano da film immersivi di grande formato a indagini fotografiche più intime, e le sue pubblicazioni hanno ottenuto un significativo riconoscimento critico. Attraverso tutti i media, il suo lavoro invita lo spettatore a riflettere su come la storia venga registrata, mediata e preservata.
Il giudizio della giuria
La proposta di Raphaël Dallaporta affronta in modo riflessivo e poetico il paesaggio della memoria di guerra. Il progetto esplora la presenza duratura degli alberi come testimoni silenziosi del conflitto, creando un dialogo delicato tra tecnologia e natura. Attraverso la ricerca storica e strumenti contemporanei come LiDAR e scansioni con droni, l’artista intende visualizzare le tracce invisibili lasciate dalla battaglia delle Ardenne, mostrando come l’intervento umano si iscriva nell’ambiente col passare del tempo.
La giuria ha apprezzato la chiarezza della struttura del progetto e la sua forte coerenza visiva e concettuale. L’attenzione alle pratiche informali della memoria – rituali, luoghi simbolici e tracce naturali – aggiunge una ricca dimensione umana alla ricerca. I temi della rigenerazione, dell’eredità e della stratificazione del tempo sono sviluppati con precisione, mettendo in relazione la fisicità del luogo con una riflessione più ampia sulla memoria e sulla storia collettiva.
Con un linguaggio artistico raffinato e una particolare sensibilità al contesto e al simbolismo, il suo contributo risuona profondamente con gli obiettivi di ‘Art of Remembrance’.
Sede della residenza: Sybir Memorial Museum, Polonia
Juhana Moisander è un artista finlandese la cui pratica si concentra su installazioni video che integrano suono, performance e progettazione scenografica. Il suo lavoro indaga le dimensioni psicologiche della memoria collettiva, dei miti culturali e dei rituali sociali, attingendo spesso a riferimenti della storia dell’arte, della religione e del folklore. Moisander crea ambienti atmosferici accuratamente composti, nei quali il pubblico è invitato a riflettere sulle correnti emotive e simboliche che attraversano l’esperienza umana condivisa.
Ha conseguito titoli di studio in belle arti e media studies presso istituzioni finlandesi e ha esposto ampiamente in musei in Finlandia e in sedi internazionali. Le sue opere sono state presentate in mostre a lui dedicate in molti musei, tra cui l’EMMA – Espoo Museum of Modern Art, il Mikkeli Art Museum e la Gallery Hippolyte, e fanno parte di diverse collezioni pubbliche. L’approccio di Moisander combina movimento coreografato ed elementi audiovisivi in composizioni stratificate che esplorano le tensioni tra passato e presente, potere e vulnerabilità, individuo e gruppo.
Il giudizio della giuria
La proposta di Juhana Moisander si è distinta per chiarezza, forza visiva e maturità concettuale. Il progetto propone una potente fusione tra riflessione storica e risonanza contemporanea, sviluppata attraverso un raffinato linguaggio audiovisivo. La giuria ha apprezzato la struttura chiara del suo approccio: ogni elemento dell’installazione proposta porta un messaggio distinto, mantenendo un equilibrio tra astrazione poetica e profondità storica.
La capacità di Moisander di combinare video immersivi, suono e oggetti scultorei crea ambienti di grande intensità che superano le forme narrative tradizionali. Partendo dalla propria storia familiare e da un’esperienza di guerra condivisa tra Finlandia e Polonia, il progetto per il Sybir Museum costruisce un ponte convincente tra i traumi del passato e le questioni del presente, in particolare la crescente polarizzazione della società.
L’uso sofisticato dello spazio, l’elevata qualità della produzione e il modo attento in cui coinvolge sia i materiali d’archivio sia le comunità fanno di lui un contributo particolarmente prezioso al programma ‘Art of Remembrance’.
Sede della residenza: La Coupole, Francia
Gail Ritchie è un’artista visiva nordirlandese che vive a Belfast. La sua pratica esplora l’impatto emotivo del conflitto, della memoria e della perdita attraverso disegno, scultura, installazione e ricerca. Con una formazione accademica sia in scienze politiche sia in belle arti, Ritchie porta nel proprio lavoro una prospettiva multidisciplinare, indagando il modo in cui le storie vengono interiorizzate e ricordate nel tempo. Il suo approccio è profondamente riflessivo e si confronta spesso con materiali d’archivio, narrazioni personali e spazi dotati di un forte peso simbolico o emotivo.
Il lavoro di Ritchie è stato ampiamente esposto nel Regno Unito, in Irlanda e a livello internazionale, anche in mostre e progetti dedicati alla memoria, all’esperienza militare e ai ‘Troubles’. Ha svolto residenze e collaborazioni di ricerca con istituzioni accademiche, gruppi di veterani ed enti pubblici, e le sue opere fanno parte di diverse collezioni pubbliche e private, tra cui quelle dei National Museums of Northern Ireland e dell’Arts Council of Northern Ireland. Il suo interesse di lunga data per il modo in cui la memoria è plasmata dai luoghi e dalla cultura materiale continua a orientare l’evoluzione della sua ricerca.
Il giudizio della giuria
La candidatura di Gail Ritchie si è distinta per profondità, chiarezza e intelligenza emotiva. La proposta dimostra una solida base concettuale, attingendo a una ricca genealogia artistica e teorica per esplorare l’impatto duraturo della guerra. La giuria ha apprezzato in particolare la sua capacità di collegare memoria personale e memoria sociale, nonché la sensibilità con cui affronta gli archivi storici e le narrazioni specifiche del luogo.
Affronta il tema della Seconda guerra mondiale senza didascalismo, ma con una misura poetica che lascia spazio alla riflessione e all’ambiguità. L’interesse per l’architettura e l’atmosfera del luogo scelto, così come per la tensione tra il passato tecnologico e i rischi del presente, aggiunge una dimensione convincente alla sua ricerca artistica. La varietà delle scale e l’apertura dell’esito immaginato testimoniano esperienza e capacità di adattamento, qualità essenziali per una mostra itinerante.
La sua sensibilità, unita a una solida esperienza di residenze e mostre, ne fa una voce attenta e significativa all’interno del progetto ‘Art of Remembrance’.