La Mostra

Art of Remembrance riunisce opere d’arte contemporanea realizzate nell’ambito di residenze immersive in luoghi della memoria della Seconda guerra mondiale in tutta Europa. Sviluppate attraverso un dialogo diretto con archivi, paesaggi, storici e comunità locali, le opere qui presentate esplorano la memoria come un processo vivo e fragile.

Questa mostra online offre un’introduzione al progetto, agli artisti e ai loro percorsi creativi, nonché alle opere che reinterpretano la storia della Seconda guerra mondiale attraverso il linguaggio dell’arte contemporanea.

Come si ricorda una guerra quando i suoi testimoni oculari scompaiono e le sue tracce diventano sempre più indirette?

Art of Remembrance riunisce opere d’arte contemporanee nate da residenze artistiche organizzate in luoghi europei della memoria della Seconda guerra mondiale. Gli artisti sono stati invitati a soggiornare in territori profondamente segnati dal conflitto, lavorando a stretto contatto con archivi, paesaggi, storici e comunità locali, per dare vita a nuove opere fondate sull’incontro diretto, più che su un’interpretazione distante.

La mostra concepisce la memoria come una realtà fragile e in continuo divenire, plasmata non solo da monumenti e narrazioni ufficiali, ma anche da tracce materiali, gesti quotidiani e forme di sopravvivenza che si trasmettono di generazione in generazione. Alberi danneggiati dalle esplosioni, fortificazioni riconquistate dalla natura, diari, canti, oggetti domestici e presenze corporee compongono un lessico condiviso attraverso il quale il passato viene rivisitato e riattivato nel presente.

Nel percorso espositivo, gli artisti esplorano forme di memoria spesso invisibili: il lavoro silenzioso svolto all’interno delle famiglie, il ruolo delle donne nella resistenza e nella sopravvivenza, i testimoni non umani, come gli animali o i paesaggi, e il lento processo attraverso cui il trauma si deposita nei luoghi e nei corpi. Piuttosto che ricorrere a una rappresentazione eroica, le opere privilegiano l’intimità, l’attenzione e l’esperienza corporea.

Di fronte a storie segnate da una violenza estrema, gli artisti evitano la rappresentazione diretta dell’atrocità. Prediligono la suggestione, la metafora e la presenza materica, creando uno spazio di coinvolgimento personale.

Art of Remembrance non propone una narrazione unica del passato: la mostra presenta l’arte contemporanea come uno spazio in cui memorie plurali possono coesistere, restare aperte, essere interrogate e continuare a vivere nel presente.

Sito di residenza
Paraloup, Fondazione Nuto Revelli
Italia
Biografia

Rebekka Bauer è un’artista visiva tedesca la cui pratica attraversa fotografia, installazione, testo, performance ed editoria d’artista. Vive e lavora tra Monaco e Lipsia. Il suo lavoro si radica in una riflessione sulle culture della memoria, con una particolare attenzione alla storia personale e intergenerazionale. Attraverso materiali d’archivio, oggetti trovati e riferimenti autobiografici, Bauer indaga il modo in cui le esperienze intime si intrecciano con forze storiche più ampie, in particolare con l’eredità della Seconda guerra mondiale.

Ha studiato scenografia e belle arti a Salisburgo, Vienna e Lipsia, e le sue opere sono state presentate in numerose mostre e festival in Germania, Austria e in altri paesi europei. Ha inoltre pubblicato diversi libri d’artista e contributi in pubblicazioni collettive. I suoi progetti esplorano spesso la trama affettiva della memoria familiare, con un’attenzione specifica al genere, alla cura e alla sfera domestica, traducendo narrazioni emotive complesse in forme tattili e spaziali.

Site Web

Processo artistico ed esperienza di residenza

La residenza di Rebekka Bauer a Paraloup si è sviluppata attraverso un confronto prolungato con il paesaggio montano, con il lavoro locale di memoria antifascista e con le biografie di donne coinvolte nella Resistenza italiana. L’isolamento del luogo favoriva al tempo stesso solitudine e interdipendenza, una condizione che Bauer riconosce come centrale per comprendere la vita partigiana in montagna, dove autonomia e sostegno collettivo convivevano. Il tempo trascorso vivendo e lavorando a Paraloup le ha permesso di sperimentare direttamente questa tensione, alimentando una pratica attenta al ritmo, alla ripetizione e ai gesti quotidiani.

Gli incontri con storici, famiglie di ex partigiani e membri della cooperativa attiva a Paraloup hanno avuto un ruolo centrale nel suo processo. Piuttosto che considerare il sito come un luogo storico fisso, Bauer lo ha trattato come un ambiente vivo, plasmato da continui atti di cura, manutenzione e trasmissione. Queste pratiche contemporanee di vita collettiva sono diventate inseparabili dalla sua ricerca storica, rafforzando il suo interesse per forme di resistenza che si sviluppano al di fuori delle narrazioni eroiche.

Al centro della sua ricerca vi era la figura di Lidia Beccaria Rolfi, partigiana, deportata a Ravensbrück e poi testimone pubblica. Attraverso diari, disegni, corrispondenza e fotografie di famiglia, Bauer ha esaminato il modo in cui la memoria si estende ben oltre il periodo bellico, sostenuta da decenni di testimonianza, educazione e lavoro emotivo. Un’attenzione particolare è stata riservata agli scritti di Rolfi prodotti durante la prigionia, in cui l’apprendimento, l’immaginazione e l’attenzione alla vita quotidiana funzionavano come strategie di sopravvivenza. Per Bauer, queste pratiche rivelano la resistenza non solo come atto di opposizione, ma come impegno di lunga durata verso la cura, la responsabilità e la tenuta dei legami.

Nel corso della residenza, Bauer ha combinato ricerca d’archivio, cammino, osservazione e raccolta di materiali. Lasciando che distanza e riflessione dessero forma all’opera finale, ha concepito la produzione artistica come un processo lento, in cui materiale storico, incontro personale e questioni ecologiche contemporanee convergono gradualmente.

Sito di residenza
Bastogne
Belgio
Biografia

Raphaël Dallaporta è un artista e fotografo francese noto per il suo approccio rigoroso e fondato sulla ricerca nell’ambito dell’arte visiva contemporanea. Attingendo all’archeologia, alla storia e alle scienze, collabora strettamente con ricercatori per sviluppare protocolli visivi capaci di trasformare oggetti e territori nascosti o dimenticati in nature morte e paesaggi.

Ha studiato all’École des Gobelins de l’Image di Parigi, poi a Fabrica in Italia, ed è stato residente alla Villa Medici (Accademia di Francia a Roma). Le sue opere sono state ampiamente esposte a livello internazionale e fanno parte di importanti collezioni pubbliche, tra cui il Centre Pompidou, la Maison Européenne de la Photographie di Parigi, Photo Elysée di Losanna, la New York Public Library e il Getty Center di Los Angeles.

I suoi progetti spaziano da film immersivi di grande formato a installazioni temporali radicate nell’indagine fotografica, mentre le sue pubblicazioni monografiche hanno ricevuto un notevole riconoscimento critico. Attraversando diversi media, Dallaporta invita costantemente lo spettatore a riconsiderare il rapporto tra progresso tecnologico ed evoluzione umana.

Sito Web

Processo artistico ed esperienza di residenza

Raphaël Dallaporta ha concepito la sua residenza al Bastogne War Museum come un’indagine lenta, situata e radicata nei paesaggi delle Ardenne belghe. La domanda che guidava il suo lavoro era: che cosa resta quando i testimoni umani sono scomparsi? Quasi naturalmente, gli alberi — lungo le strade o nei boschi degli ex campi di battaglia — si sono imposti come figure centrali della sua ricerca. Presenze vive e silenziose, portano una storia inscritta non nel racconto, ma nella materia.

A partire dal Bastogne War Museum, Dallaporta ha esplorato diversi luoghi segnati dalla fase finale della Seconda guerra mondiale. In una regione dove la storia militare e le narrazioni eroiche restano fortemente presenti, ha scelto consapevolmente di spostare l’attenzione dalle imprese belliche a forme di testimonianza anonime e spesso trascurate. La stretta collaborazione con il team del museo e con esperti locali gli ha consentito di costruire relazioni di fiducia, accedere agli archivi e muoversi con fluidità tra ricerca storica, lavoro sul campo e sperimentazione artistica.

Nel Bois du Beleu, Dallaporta ha indagato il lancio, l’8 settembre 1944, della prima V2 operativa, un evento che segnò al tempo stesso la nascita violenta dell’era spaziale e la morte di sette civili nella periferia parigina. In questo ex sito segreto di lancio ha fotografato due conifere secolari la cui crescita asimmetrica porta ancora le cicatrici dell’incendio provocato dal lancio del razzo. Le discrete deformazioni degli alberi collegano uno stress biologico inscritto nel legno a una frattura decisiva della storia umana: un’arma di guerra destinata in seguito a sostenere l’esplorazione spaziale.

Sul campo di battaglia di Bois Jacques, Dallaporta ha rivolto l’attenzione ai gesti contemporanei della memoria. Qui nessun albero risale ai combattimenti: tutti sono ricresciuti in seguito. I visitatori assemblano spontaneamente croci con rami caduti, inscrivendo nel paesaggio i propri atti di memoria. Questi rituali fragili e anonimi sono diventati un elemento centrale del suo lavoro.

Anche la ricerca d’archivio ha avuto un ruolo fondamentale. Una fotografia aerea scattata nel gennaio 1945, che mostra il villaggio di Bizory durante la fase finale della Battaglia delle Ardenne, ha innescato una riflessione sulla distanza, sull’astrazione e sullo sguardo militare. Gli incontri con storici, guardie forestali, gruppi scolastici e visitatori hanno plasmato una pratica attenta al dialogo, alla trasmissione e alla presenza condivisa. Nel corso della residenza, Dallaporta ha inteso ogni gesto — fotografare, raccogliere, tagliare il legno o concepire momenti commemorativi — come parte di uno sforzo più ampio volto a rendere nuovamente abitabile un territorio traumatizzato.

Sito di residenza
Sybir Memorial Museum
Polonia
Biografia

Juhana Moisander è un artista finlandese la cui pratica si concentra su installazioni video immersive che integrano suono, performance e scenografia. Il suo lavoro indaga le dimensioni psicologiche della memoria collettiva, dei miti culturali e dei rituali sociali, attingendo spesso a riferimenti provenienti dalla storia dell’arte, dalla religione e dal folklore. Moisander crea ambienti accuratamente composti e atmosferici, in cui il pubblico è invitato a riflettere sulle correnti emotive e simboliche dell’esperienza umana condivisa.

Ha conseguito titoli in belle arti e media studies presso istituzioni finlandesi e ha esposto ampiamente in musei finlandesi e sedi internazionali. Le sue opere sono state presentate in mostre personali presso EMMA – Espoo Museum of Modern Art, Mikkeli Art Museum, Gallery Hippolyte e altri spazi, e fanno parte di diverse collezioni pubbliche. Il suo approccio combina movimento coreografato ed elementi audiovisivi in composizioni stratificate che esplorano le tensioni tra passato e presente, potere e vulnerabilità, individuo e collettività.

Sito web

Processo artistico ed esperienza di residenza

La residenza di Juhana Moisander al Sybir Memorial Museum di Białystok si è sviluppata attraverso un intenso confronto con un luogo segnato da storie successive di deportazione, sfollamento e violenza. Il museo si concentra sul destino delle popolazioni locali deportate in Siberia sotto il dominio sovietico e poi sottoposte all’occupazione nazista, vicende che risuonano fortemente con la storia personale di Moisander, discendente di evacuati careliani. Questo parallelismo tra le esperienze belliche polacche e finlandesi ha costituito un importante ancoraggio concettuale per il suo lavoro.

Moisander ha affrontato la residenza attraverso una combinazione di ricerca storica, osservazione architettonica e sperimentazione artistica. La sua prima visita a Białystok, nell’estate del 2025, gli ha permesso di esplorare le collezioni del museo e discutere possibili temi con il team curatoriale, facendo emergere l’idea centrale dell’opera. Un secondo soggiorno, alla fine del 2025, è stato dedicato alle riprese e alla sperimentazione delle possibilità installative all’interno del museo. Durante l’intero processo, l’artista è rimasto attento alla sensibilità politica della memoria in Polonia, dove le narrazioni di martirio ed eroismo restano fortemente cariche. Per rispetto verso il pubblico locale, ha deliberatamente evitato la rappresentazione diretta dell’orrore, scegliendo di lavorare attraverso la suggestione, il simbolismo e la risonanza emotiva.

Al centro della metodologia di Moisander vi è l’uso di video, suono e composizione spaziale come un insieme unitario, sensibile al luogo. Durante la residenza, ha collaborato strettamente con un’attrice locale e con il suo giovane figlio, provando e filmando una scena trattenuta e intima, basata su gesti quotidiani e interazione. Il processo di lavoro è stato volutamente lento e adattivo, modellato dai ritmi della presenza del bambino e da una riflessione costante su come immagine, suono e spazio possano trasmettere il trauma storico senza illustrarlo direttamente.

La residenza è così diventata uno spazio di traduzione accurata: tra storie personali e collettive, tra passato e presente, e tra riferimenti culturalmente specifici e un più ampio linguaggio visivo europeo.

Sito di residenza
La Coupole
Francia
Biografia

Gail Ritchie è un’artista visiva nordirlandese con base a Belfast. La sua pratica esplora l’impatto emotivo del conflitto, della memoria e della perdita attraverso una combinazione di disegno, scultura, installazione e ricerca. Con una formazione accademica sia in scienze politiche sia in belle arti, Ritchie porta nel suo lavoro una prospettiva multidisciplinare, indagando il modo in cui le storie vengono interiorizzate e ricordate nel tempo. Il suo approccio è profondamente riflessivo e si confronta spesso con materiali d’archivio, narrazioni personali e ambienti spaziali carichi di valore simbolico o emotivo.

Il lavoro di Ritchie è stato ampiamente esposto nel Regno Unito, in Irlanda e a livello internazionale, in mostre e progetti dedicati alla memoria, all’esperienza militare e ai Troubles. Il suo interesse di lunga data per il modo in cui la memoria è plasmata dal luogo e dalla cultura materiale continua a informare la sua ricerca in evoluzione. Le sue opere fanno parte di collezioni quali i National Museums of Northern Ireland e la Northern Ireland Government Collection. Nel 2025 Gail Ritchie ha ricevuto il Major Individual Artist Award dell’Arts Council Northern Ireland come riconoscimento della sua pratica artistica.

Sito web

Processo artistico ed esperienza di residenza

La residenza di Gail Ritchie a La Coupole è stata plasmata da una lunga immersione in un luogo dove architettura, tecnologia e violenza convergono. Fin dal primo incontro con la monumentale struttura sotterranea, la scala e la densità del sito — i tunnel, gli archivi e il paesaggio circostante — sono diventate centrali nella sua ricerca. Piuttosto che seguire un percorso lineare, Ritchie ha adottato un metodo di lavoro aperto ed esplorativo, lasciando emergere le idee gradualmente attraverso visite ripetute, osservazione e creazione.

L’accesso agli archivi, alle sezioni chiuse dei tunnel e all’esperienza del team di La Coupole le ha permesso di muoversi tra materiale storico, esperienza architettonica e interpretazione contemporanea. La sua presenza quotidiana sul posto — i viaggi da Saint-Omer, il lavoro in un piccolo studio all’interno del museo, l’osservazione dei visitatori — ha radicato la residenza non solo nella ricerca, ma anche nell’esperienza vissuta.

Una tensione ricorrente nell’impegno di Ritchie con La Coupole è stata la coesistenza di narrazioni opposte: ambizione scientifica e lavoro forzato, progresso tecnologico e sofferenza umana, sogni di esplorazione spaziale e realtà dello sfruttamento. L’archivio ha restituito frammenti che hanno avuto per lei una forte risonanza, dal quaderno di ricette di Maurice Bourdon — atto di sopravvivenza immaginativa in condizioni di privazione — alle fotografie di Hector, un topo da laboratorio inviato nello spazio e poi ucciso. Questi incontri hanno acuito il suo interesse per il modo in cui vite umane e non umane vengono modellate, strumentalizzate e trasformate da sistemi di potere.

Tempo e trasformazione sono emersi come concetti strutturanti. Il sito stesso ha conosciuto numerose metamorfosi: da cava a base missilistica, da rovina bombardata a museo riconquistato dalla natura. La residenza ha consentito a Ritchie di riflettere lentamente su questi strati successivi, lasciando accumulare materiali, metafore e domande. Il suo processo, radicato nel disegno, nella modellazione e nell’assemblaggio, considera la creazione come una forma di pensiero: provvisoria, associativa e attenta alla natura irrisolta della memoria.

MATKA

Juhana Moisander

Installazione video – 5 min 55 sec
2026

Piuttosto che replicare il motivo religioso della Pietà, Moisander lo utilizza come punto d’ingresso visivo radicato nella memoria culturale polacca. Le figure appaiono in scala umana all’interno di uno spazio raccolto e in penombra, invitando a un incontro intimo.
La loro immobilità, interrotta da movimenti impercettibili, evoca cura, vulnerabilità e un tempo sospeso.
Il suono è centrale nell’opera. Attingendo a canzoni per bambini e ninne nanne come veicoli della memoria collettiva, Moisander esplora come forme delicate possano contenere rottura e perdita.
Il paesaggio sonoro di MATKA si ispira a una ninna nanna polacca la cui apparente calma cela svolte inquietanti. In questo modo, il suono opera come canale emotivo che collega l’esperienza personale allo sradicamento storico.

Lyrics – Sparks´tale

From the ashpan, toward Wojtuś,
A little spark is blinking,
Come, I’ll tell you a fairy tale,
The tale will be long.

Once there was a princess,
She fell in love with a minstrel,
The king threw them a wedding feast
And that’s the end of the tale…

There once was Baba Yaga,
She had a candy cottage,
And inside that little house,
Strange things-hush, the spark went out.

Wojtuś looks, he looks, he thinks,
His little eyes are teary,
“Why did you tell me a lie?
Wojtuś will remember.”

“I’ll never believe you again,
Little spark so small,
You shine a moment, then go dark
And that’s the whole tale.”

There once was a king, there was a page,
There was a princess too,
They lived on seas, they knew no storms

It’s absolutely true.

The king was in love, the page was in love,
They both loved the princess,
And she loved them both as well
They all loved each other.

But then one day something happened,
Terrible beyond words:
A dog ate the king, a cat ate the page,
And a mouse ate the princess.

But don’t be sad, beloved child,
Don’t let this story grieve you
The king was made of sugar sweet,
The page of gingerbread,
And the princess, marzipan.

Bearing Lidia Beccaria Rolfi

Rebekka Bauer

Installazione con lastre di vetro colorato, stampe inkjet, fiori ed erbe, seta
serigrafata
2026

Holding a pencil
Stampe inkjet su carta A3 colorata, disegni tratti dal diario di Lidia Beccaria
Rolfi, KZ Ravensbrück, 1945

Serie di disegni realizzati da Lidia Beccaria Rolfi durante la sua prigionia a
Ravensbrück. Questi paesaggi immaginati, che evocano il suo Piemonte
natale, funzionavano come rifugi mentali e strategie di sopravvivenza.
Stampati su carta A3 colorata ed esposti in modo non monumentale,
sottolineano la vulnerabilità, la precarietà e il carattere provvisorio della
memoria.

Stratum, Substratum
Disposizione di lastre di vetro colorato, fotografie dall’archivio familiare di
Lidia Beccaria Rolfi (Ravensbrück e altri campi), anni Sessanta

Fotografie tratte dall’archivio della famiglia Rolfi, serigrafate su lastre di vetro
soffiato a bocca e colorato, dai bordi volutamente frammentati. Ritraggono
Lidia Beccaria Rolfi in diverse fasi della sua vita, insieme ad altre
sopravvissute con cui ha mantenuto legami duraturi. Le lastre di vetro
evocano al tempo stesso l’intimità degli archivi privati e la precarietà della
memoria. Ciò riflette la fragilità della trasmissione e il lavoro continuo
necessario a tenere vivo il ricordo.

Tissue
Serigrafia su seta, frammento di testo dal diario di Lidia Beccaria Rolfi, KZ
Ravensbrück, 1945

Tragkraft (Carrying capacity)
Fiori ed erbe raccolti nell’estate 2025 insieme alla Cooperativa Germinale a Paraloup

Il diario manoscritto di Lidia Beccaria Rolfi elenca giorni della settimana, spazi domestici, verbi e alimenti in francese e tedesco. Ingrandito e collocato a terra, il testo richiama il suo sforzo di apprendere la lingua dell’oppressore come atto pragmatico di sopravvivenza, esprimendo al contempo fame e desiderio. Le erbe e le piante raccolte a Paraloup sono disposte con cura. Selezionate per le loro qualità curative, simboliche e nutritive, collegano le esperienze storiche di privazione a pratiche di cura, sostentamento e conoscenza ecologica.

Space Age Dawn

Raphaël Dallaporta

2 stampe piezografiche incorniciate
2025

Space Age Dawn ritrae conifere centenarie che si ergono sull’ex sito di
lancio V2 del Bois du Beleu. La loro crescita asimmetrica è la traccia
duratura dell’incendio provocato dal lancio del razzo dell’8 settembre 1944.
Queste immagini mettono in relazione la vita fragile di due alberi con una
svolta tecnologica epocale: il primo oggetto costruito dall’uomo a
raggiungere lo spazio, ottenuto attraverso un’arma da guerra. Le fotografie spostano la narrativa del progresso dalla macchina alla materia vivente, lasciando che sia il tempo stesso a registrare la storia

Stations of the Cross

Raphaël Dallaporta

14 stampe piezografiche incorniciate
2025

Stations of the Cross documenta croci di legno improvvisate, assemblate
dai visitatori sul campo di battaglia del Bois Jacques. Realizzati con rami
raccolti sul posto, questi modesti memoriali costituiscono un rituale
contemporaneo radicato nella natura. Strutturata in quattordici “stazioni”,
la serie si inserisce nella continuità di questi gesti anonimi, in cui la memoria si attua attraverso la ripetizione più che attraverso una forma monumentale fissa.

War Tree

Raphaël Dallaporta

Sezione di tronco di quercia con schegge di shrapnel, fascia metallica
2025

War Tree presenta una sezione di tronco di quercia con schegge di
shrapnel incorporate, recentemente raccolta nel settore di Bizory, dove si
combattè nel 1944–1945. Quasi impercettibili dall’esterno, i frammenti
metallici si rivelano nella superficie di taglio del legno, dove un’ossidazione
bluastra segue gli anelli di crescita. L’opera mette in luce una memoria
inscritta in profondità nella materia, trasformando l’albero in testimone
silenzioso e archivio naturale del tempo, della violenza e della rigenerazione.

Bizory (1945)

Raphaël Dallaporta

63 stampe incorniciate con passe-partout
2025

Bizory (1945) rielabora una fotografia aerea di guerra in un’installazione
frammentata composta da stampe incorniciate allineate a terra.
L’immagine può essere ricostruita solo attraverso il movimento dello
spettatore: distanza e prospettiva ricompongono gradualmente il
paesaggio. Questa trasformazione converte un’immagine strategica
militare in un’esperienza fisica e percettiva, in cui la storia non è più
osservata dall’alto ma ricostruita passo dopo passo, nella prossimità e
nell’attenzione.

The Party

Gail Ritchie

Tecnica mista, smalto su piatto vintage, uovo in alluminio
2026

The Party consiste in un piatto in ceramica che richiama un oggetto
decorativo legato alla Germania nazista, parzialmente ridipinto con i colori
mimetici del razzo V2. Collocata su un piedistallo e accompagnata da un
uovo in alluminio, l’opera mette in dialogo oggetti decorativi domestici,
un’estetica militarizzata e la prosa gastronomica evocativa di Maurice
Bourdon, nella quale la fantasia culinaria costituiva una forma di resistenza
in condizioni di privazione.

Hector (In memorium 1961)

Gail Ritchie

Alluminio, tela, filo metallico
2026

In Hector (In memoriam 1961) un ratto in alluminio a grandezza naturale, vestito con una tuta antigravitazionale, è sospeso nello spazio. Basata su una fotografia d’archivio, la scultura commemora Hector, animale da  laboratorio impiegato nel programma spaziale francese e successivamente dissezionato. Ritchie stabilisce un parallelo tra il destino di Hector e quello dei lavoratori forzatidi La Coupole, entrambi trattati come corpi sacrificabili, privi di voce e autonomia e strumentalizzati in nome del progresso.

Crater / Creatura

Gail Ritchie

Serie di 4 disegni, matita e incisione su carta acquerello Hahnemühle
2026

Underground
Landscape of war
Lunar
Ooid

La serie Crater / Creatura esplora diverse forme di vuoto e di ferita:i tunnel sotterranei di La Coupole, il paesaggio bombardato della guerra, la superficie craterizzata della luna e un’impronta ovoidale formata lasciando cadere un uovo in polvere di cemento. Insieme, i disegni mettono in relazione fratture geologiche, architettoniche e corporee, collegando paesaggi terrestri e celesti a storie di violenza easpirazione.

Macha

Gail Ritchie

Corvo tassidermizzato, nido in alluminio e filo d’argento, uovo in cemento, mensola
2026

L’assemblaggio in tecnica mista Macha verwijst fa riferimento sia
all’iconografia della resistenza sia alla fauna selvatica contemporanea che
sta riappropriandosi del sito di La Coupole. L’uso dei materiali mette in
contrasto fragilità e forza, portando questi attributi nel regno della
resistenza attraverso il riuso e la sopravvivenza. Nella mitologia irlandese, Macha è una dea triplice che appare spesso in forma di corvo. È una
mutaforma associata alla guerra e alla trasformazione, alla morte come alla
nascita.

Catalogo della mostra

Il catalogo offre un approfondimento sugli artisti, sulle loro residenze e sulle opere presentate in Art of Remembrance.